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AIES CLINICAL CASE - DALL’ALTRA PARTE DEL VETRO… l’anisocoria degli astanti


 

Il pomeriggio era una lastra di vetro caldo, immobile, un muro di luce che avvolgeva il giardino in una stasi quasi ipnotica. L’unico metronomo di quella quiete era il cigolio ritmico dell’altalena, un suono familiare che si mescolava al rumore metallico degli attrezzi che stavo sistemando in garage. Ero di spalle, immerso nella piccola routine del fine settimana, protetto dalla convinzione statistica che nulla potesse incrinare quella normalità. Poi, il ritmo si è spezzato.


Non c’è stato un grido, nessun avvertimento vocale che potesse preparare il sistema nervoso all’allarme. Solo un suono sordo, un clack secco che ha riverberato nell'aria: l’urto inequivocabile della materia organica, ossa e tessuti, contro la superficie dura della terra e del legno. In quel millisecondo, il silenzio che è seguito è diventato una massa densa, una pressione fisica che faceva male alle orecchie, come se l’atmosfera stessa avesse trattenuto il respiro.

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