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Lettera al Presidente della Repubblica

Raccogliendo l'invito, recapitatoci dalla testata Rescuepress, a svolgere azioni concrete di sensibilizzazione verso le istituzioni per ricordare adeguatamente i tre colleghi ed il paziente deceduti nell'incidente occorso lo scorso 27 Dicembre ad un mezzo 118 in località Fermignano la presidenza ha inviato questa mattina il seguente testo alla Segreteria Generale della Presidenza della Repubblica. Lo riportiamo integralmente.


Gentile Presidente,


Le scrivo, in rappresentanza di AIES, associazione scientifica che raccoglie tra i suoi iscritti tutte le figure che operano nell'area dell'emergenza urgenza, un pensiero comune che in questi giorni di dolore emerge con forza dall'animo dei 350 mila soccorritori che operano nel sistema di emergenza 118 italiano. Solleviamo una riflessione che speriamo la trovi concorde e sensibile.


Il 27 dicembre a Fermignano è avvenuto l'ennesimo incidente sul lavoro per i soccorritori. Siano essi medici, infermieri, autisti o volontari, si tratta di cittadini che producono benessere per l'intera società, in condizioni di lavoro rischiose, stressanti e non tutelate. Non contiamo nel novero le aggressioni - a migliaia - che avvengono ogni anno.

Le chiediamo, nel suo messaggio di Capodanno, nella speranza che voglia ricordarlo, di non derubricare questo momento a fatalità. Come un'eventualità a cui vanno incontro gli eroi o gli angeli del soccorso. Tre lavoratori sono deceduti insieme a un paziente. Questo dovrebbe essere un monito per continuare la lotta contro i morti sul lavoro, contro le aggressioni sul lavoro, anche nell'ambiente sanitario. Uno sprone a lottare insieme per condizioni di lavoro più dignitose per chi si occupa della dignità e della sofferenza del prossimo.


I soccorritori sono uomini e donne che piangono, empatizzano con i pazienti. Ma sono anche papà e mamme. Ragazzi e ragazze. Non sono indistruttibili. Che siano dipendenti (come in questo caso) o volontari (come accaduto a Bologna o in altri incidenti) quello che fanno i soccorritori è un lavoro. Ancora più nobile quando donato alla collettività. Ma morire sul lavoro è intollerabile in un Paese come il nostro.


Questo è il momento di dare un segnale. Tutti i soccorritori devono tornare a casa dai propri figli. Tutti i soccorritori devono tornare a casa per godersi la propria vita. E per farlo devono avere gli strumenti e il sistema adeguato a questi scopi. Un sistema che non li metta in turno male equipaggiati, che non li faccia lavorare sotto organico. Che non li ponga in ambulanza senza una preparazione minima per operare in sicurezza.

Non può passare il messaggio che la morte, per un soccorritore, è un'evenienza probabile. Non siamo "eroi" sacrificabili. Non siamo angeli senza paura del dolore. Siamo, prima di tutto, lavoratori. E andiamo tutelati come tali.


Con la preghiera di trovare un momento nel suo discorso per parlare di noi, la ringrazio per averci dato ascolto.


Cordiali saluti e serene festività


Roberto Romano

Presidente Accademia Italiana Emergenza Sanitaria (A.I.E.S.)


 

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