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Una riflessione sull'articolo di Nurse24 su Caserta del 7 Gennaio scorso.


L’articolo pubblicato su Nurse24, che descrive postazioni di automedica “quasi costantemente demedicalizzate” e interventi critici gestiti “in totale solitudine” dagli infermieri, non è una notizia “locale”: è un indicatore di sistema.


È la fotografia di un modello che, sotto la spinta della carenza di personale medico, sta scivolando verso una scorciatoia organizzativa tanto semplice quanto pericolosa, se non ben concepita: sostituire il medico con l’infermiere, lasciando immutato tutto il resto.


Il problema non sta nel fatto che un infermiere riferisca di essere inviato su codici rossi, traumi maggiori e arresti cardiocircolatori senza medico, collegando questa condizione a rischio clinico e rischio di aggressioni. Questo viene fatto continuamente nei sistemi ben strutturati con nessuna problematica. La criticità risiede, invece, nella necessità di una buona progettazione preventiva del disegno del sistema che si vuole creare e gestire. La mancanza di percorsi, procedure, buone pratiche condivise è ciò che crea il rischio.


Si nota un sempre maggiore aumento della variabilità, dato che ciò che in una regione è protocollo validato, altrove diventa prassi informale, con confini incerti. Inoltre, sempre più spesso, si scarica il rischio sull’ultimo anello operativo (l’equipaggio sul territorio o il personale di centrale operativa), senza adeguare strumenti, formazione, dotazioni, back-up e tutele. Tutto questo finisce, in ultima analisi, con l’alimentare lo scontro corporativo, distraendo energie dalla sola vera domanda: quale architettura di rete serve per rispondere meglio e in modo sostenibile?



L'infermiere dell'emergenza non è un "sostituto" al ribasso, ma un professionista che deve operare con autonomia e sicurezza all'interno di algoritmi avanzati e uniformi.


Come AIES lo ripetiamo da tempo: la sfida è la co-evoluzione, non lo scontro.


Nell’attuale quadro, “prescindere dalla presenza del medico” come scelta di sistema non è realistico né sensato; ciò che è invece doveroso è discutere quale medico, con quale formazione, e quale infermiere con quali competenze avanzate, tutti dentro un modello moderno e verificabile.


Il nodo vero sta nel costruire reti strutturate multilivello: centrali operative forti, mezzi modulati per intensità di assistenza richiesta o prevedibile, procedure nazionali validate, teleconsulto e collegamenti funzionali con DEA/PS, elisoccorso e centri hub. In questo quadro, l’infermiere dell’emergenza territoriale è figura cardine non perché “rimpiazza”, ma perché opera con autonomia e competenza professionale dentro algoritmi avanzati, uniformi e validati, in integrazione con il sistema. 



Da un lato, invocare una medicalizzazione sempre e ovunque è quasi sempre insostenibile sul piano delle risorse e non necessariamente fondato su evidenze organizzative trasferibili in modo lineare. Dall’altro, la demedicalizzazione di fatto (quella che emergerebbe nel caso di Caserta) non è una riforma ma un arretramento non governato, che scarica, come detto, complessità e rischio su chi è in campo, senza prendersi la responsabilità di ridisegnare il sistema. La risposta non può che stare nella terza via, fatta di integrazione multiprofessionale, ruoli codificati, standard misurabili, e un disegno coerente di rete frutto di visione e pianificazione.


Da troppi anni il Paese discute di riforma del 118. I testi non mancano e sono depositati nelle Commissioni Parlamentari.

Non mancano, a riguardo, neppure le posizioni istituzionali, come quella FNOPI sul DDL 1715, che sottolineava la necessità di interventi strutturali e di integrazione reale tra professionisti, evitando scorciatoie e frammentazioni.


Il paradosso è evidente: la pratica cambia più velocemente delle regole, ma cambia male, perché lo fa in modo sempre più spesso non governato. Nel frattempo, sul territorio, gli infermieri vengono lasciati “soli” su scenari ad alta criticità, come denunciato nell’articolo di Nurse24, senza che gli sia data la reale opportunità di spendere le proprie competenze in sicurezza.


AIES chiede che si esca dalla logica emergenziale della toppa sul turno e si entri nella logica di governo della rete:


  • Standard nazionali per composizione dei mezzi e livelli di risposta, con indicatori di esito e sicurezza.

  • Algoritmi operativi e linee guida validate da società scientifiche multiprofessionali, uniformi e costantemente aggiornate.

  • Percorsi formativi coerenti per infermieri e medici dell’emergenza territoriale, con competenze definite e riconosciute.

  • Tutele operative (anche rispetto al rischio aggressioni) e modelli che riducano l’esposizione individuale nei contesti ad alta conflittualità.

  • Discussione parlamentare reale e non intermittente dei DDL già depositati: l’emergenza non si governa per inerzia.


Caserta è un segnale d’allarme, non un caso. 
Se continuiamo a ignorarlo, lasciando che la pratica cambi in modo deregolamentato, i "segnali" si trasformeranno inevitabilmente in eventi avversi, a danno di tutti.

                                                                                        

Roberto Romano


Presidente AIES

Accademia Italiana Emergenza Sanitaria

 

Yari Barnabino

Rappresentante Profilo Infermieri AIES

Accademia Italiana Emergenza Sanitaria

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