Vaccinarsi, per non correre rischi e per non mettere in crisi un sistema, quello di emergenza, che è già al limite.
- aies23servizio
- 29 set
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Ci siamo, la stagione influenzale sta per cominciare e, stando a quanto arriva dall'emisfero australe, che ogni anno ci da un'anticipazione piuttosto precisa di quello che sarà anche alle nostre latitudini, quest'anno sarà molto impattante.
Ogni anno, decine di migliaia di persone finiscono in ospedale o in terapia intensiva per malattie che potremmo prevenire con un semplice gesto: la vaccinazione.
Dietro a queste cifre non ci sono soltanto vite in pericolo, ma anche pronto soccorso affollati, ambulanze impegnate e personale sanitario sotto pressione. Vaccinarsi non significa soltanto proteggere se stessi, ma contribuire a ridurre il numero di emergenze che ogni anno travolgono il sistema sanitario.
Pensiamo all’influenza. Spesso viene liquidata come “banale”, ma la realtà è diversa. In Italia, ogni stagione influenzale provoca migliaia di ricoveri e, nei pazienti più fragili, può trasformarsi in polmoniti, insufficienze respiratorie, scompensi cardiaci o sepsi. L’efficacia del vaccino, quando i ceppi contenuti corrispondono a quelli in circolazione, può arrivare fino al 70-90% nella prevenzione della malattia. Nei soggetti con malattie cardiache, la vaccinazione antinfluenzale riduce dal 29 al 54% gli eventi cardiovascolari e fino al 56% i decessi per cause cardiache. Numeri che parlano da soli e mostrano quanto un gesto semplice possa avere effetti enormi.
Lo stesso discorso vale per altre malattie prevenibili con i vaccini, come la meningite, la pertosse o il morbillo. Se contratte da persone non vaccinate, possono degenerare rapidamente in emergenze gravissime. E ogni emergenza evitabile non riguarda solo chi si ammala: significa anche un’ambulanza in meno disponibile, un posto letto occupato, un medico che deve occuparsi di un caso che poteva essere prevenuto invece di curare un infarto o un trauma.
Il problema non è solo clinico, ma anche organizzativo. Nei picchi stagionali i pronto soccorso si riempiono, le attese aumentano e il personale lavora al limite. Un sistema con risorse finite non può permettersi di affrontare un sovraccarico che poteva essere prevenuto. Per questo la vaccinazione diventa non soltanto uno strumento di salute individuale, ma un atto di responsabilità collettiva.
Eppure le barriere restano. C’è chi esita per paura degli effetti collaterali, chi sottovaluta il rischio della malattia, chi ha difficoltà logistiche a raggiungere un centro vaccinale o chi riceve informazioni confuse. Ma i dati ci dicono chiaramente che vaccinarsi è sicuro, efficace ed economicamente vantaggioso. È una delle poche azioni di sanità pubblica che riescono a salvare vite e a risparmiare risorse nello stesso tempo.
Il messaggio, quindi, è semplice e diretto: vaccinarsi oggi significa prevenire le emergenze di domani. Significa proteggere la propria salute e allo stesso tempo alleggerire il peso sulle strutture sanitarie, dando più forza al sistema e più sicurezza a tutti.
Dr. Riccardo Ristori, Tesoriere AIES







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